L’accento bolognese e quel nome, Jack Bonora. Una telefonata in redazione quando si parlava di federazioni di poker sportivo. Lui era già ufficio stampa di una delle più storiche. Io mi inventavo giornalista di Texas Hold’em quando la gente iniziava a pigolare “All in” perché lo sentiva dalla tv. Messo piede nel settore del poker come giornalista era praticamente impossibile non imbattersi in un personaggio che, 15 anni fa (?), era già istrionico ed egocentrico come adesso. Egocentrico nel senso buono del termine? No, nell’unico senso che può avere: ma dico ce lo vedete Jack in disparte a lavorare sul pc come un frate amanuense del Nome della Rosa o zitto zitto attorno ad un tavolo di una bella cena intento solo ad ascoltare gli altri? Ma quando mai! No, mister Bonora è questo. E’ un anchor-man, nel senso che è ancora un uomo nel pieno della sua forza mentale e fisica. Lasciamo a lui la consueta autoironia che nasconde (male) l’immensa autostima di questo lupo di mare. Ecco, le sue battute, quelle che ci fanno sempre ridere, a me fanno sempre compagnia e mettono di buonumore. Tuttavia, va detto, una buona parte del repertorio il caro Jack ormai lo ripete a memoria. Insomma Bonora è così: buono lì! Pronti via, microphone in mano e che abbia studiato la parte o no poco importa. Sai che puoi lasciarti portare dalla sua “conduzione”, dalla sua innata dote d’improvvisazione come un istrionico “Bruno Fioretti” di fronte alla sua ennesima “mandrakata”, e sai che arriverai a fine servizio, a fine diretta con una delle sue proverbiali chiose. In questo settore non ho mai visto un professionista come lui. Old style? Non esattamente un v-logger di Las Vegas? Ma chi se ne frega io Bonora dietro le punte lo vorrei sempre. E qui mi fermo perché a Bologna, lui, è proprio un vip. Testimonianze diretta da elargire quando volete. Mi è stato chiesto di scrivere queste parole su Jack. E a Jack su di me. Nella speranza che questi pezzi siano utilizzabili come coccodrilli almeno tra 50 anni, non posso parlare male di Bonora Alessandro. O meglio: se dovessi parlare male di Jack parlerei male anche di me stesso. Ma siccome siamo abili fornicatori della parola io la “frittata” ve la rigiro. Perché parlerei male di me stesso? Beh perché con Jack non ci si trova bene solo davanti ad una telecamera (a proposito grazie delle belle faticate che fai per farmi apparire un grosso giornalaio) o ad un commento di una diretta streaming. Con lui spesso mi sono ritrovato anche nei casini. A tavola siamo due pro. Altro che al tavolo da poker. E qualche volta abbiamo anche rischiato lo “scalpo” per via delle nostre dissertazioni su cibo, donne, poker, gioco, calcio, fiori, animali e nomi di città, che ci allungano le pause con tempi biblici. Amanti del buon vino e delle buone e “bone” donne, non nascondiamoci dietro un dito! Jack, lo dico io? Vabbè qualche drink in compagnia di qualche meravigliosa creatura non manca mai. Troppo delicato? Vabbé ora ne volete sapere troppe. Primo siamo in fascia protetta. In secundis siamo proprio noi i messia profetizzati da Aiazzone: provare, per credere! Per cui venite al prossimo torneo su. Se fate i bravi prima vi intervistiamo, poi vi commentiamo al final table e quindi vi portiamo con noi!

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