“IPO è un nervo scoperto per me. Sono soddisfattissimo di aver vinto questo Opening Event proprio perché c’era questo brand a impreziosire il torneo online. Ovviamente non è finita qui per me con questo format che giocherò ancora online ma soprattutto proverò a vincerlo dal vivo dove i montepremi sono quelli che cambiano la vita di player sia a livello di Roi che di bankroll e quindi di carriera”. Contentissimo Giuseppe “ALEKallonisQ” Ruocco, vincitore di IPO Master online su 888Poker, che nel torneo più importante d’Italia e di livello internazionale ha centrato 4 cash nella sua storia con due deeprun che gridano vendetta e un sogno ancora da rincorrere: “La speranza è di tornare a giocare al vivo per tantissimi motivi. Ho centrato tanti itm e, sì, alcune deeprun – prosegue PeppRuocc – e questo torneo l’ho giocato insieme a tanti domenicali come siamo abituati noi reg proprio perché era un’allegoria simpatica e prestigiosa grazie al brand IPO. Qualunque sportivo, così anche noi poker player tornisti, vogliamo arrivare in fondo. Anche perché basta vedere players come Simone Speranza, tra gli altri, che addirittura ne ha vinti due e si è visto proiettare vita e carriera in un’altra direzione. Cambia tutto e all’acuto live ci tengo particolarmente anche perché non mi sento assolutamente inferiore a nessuno”.

E speriamo davvero di tornare a commentare e bloggare e seguire Giuseppe Ruocco e tutti i players ad un IPO Live.

Se non altro ci si ritrova in questi eventi online che servono proprio a tenere calda la macchina, a tenere vicini i players e il field che segue l’evento di Andrea Rocci, ceo di PkLive360. E torniamo al torneo vinto da Giuseppe: “Per me è stato un torneo molto lineare e il field era molto ‘reggoso’ con una struttura che conoscevo abbastanza bene su 888Poker per il buy in da 109 euro. Durante la settimana collassa un po’ ma negli eventi IPO sei sempre sui 30BB e holda molto bene. Ho preso le redini del torneo a 15 left e poi a due tavoli left in modalità 6 Max mi sono trovato ancora meglio. Non nascondo che in quella modalità gioco benissimo e ho più margine di manovra anche se, l’altro lato della medaglia, c’è il rischio di subire cooler e di dover gestire spot più scomodi. Avevo Luca Sebastiani alla mia destra e altri due nickname che incontro spesso, hittospesso (appunto ehehe, ndr) e SIGARO69. Tuttavia sono riuscito a fare pressione e sono arrivato in fondo”.

Andiamo subito nel late stage, tre left ed heads up: “Il mio runner up era una scheggia e non lo conosco. E’ arrivato massime chip leader al final table perché deve averne eliminati due in un colpo solo a 11 left nell’altro tavolo – prosegue Ruocco – infatti siamo arrivati subito 9 left. In realtà tizerzaber non ha fatto molta pressione sull’Icm. Anche lui era alla mia destra e mi ha lasciato giocare. A tre left UFCdog3 che aveva fatto pochissima action ed era alla mia sinistra ha raddoppiato due volte e ho perso la chip leading per un’orbita. Poi tizerzaber ha eliminato il terzo incomodo ed è passato avanti in vista dell’heads up: eravamo quasi 2 a 1 per lui e siamo arrivati profondissimi con gli stack e se non Fanta cooleri è molto difficile ribaltare la situazione. L’heads up era abbastanza facile, lui era piuttosto face up. Non ho preso grossi rischi fino ad un bluff catching decisivo”.

Ecco la mano decisiva: “Ho flush al jack su un board in cui lui poteva essere counterfizzato. Ma ha deciso per il bluff. Openo e difende e sul flop scendono 4-10-10. Check, check e scende un Kappa su cui leada 1,1BB io raiso per vari motivi e lui gioca. Scende un altro Kappa e lui fa close to pot e per me è fanta polarizzato. Col 10 non l’avrebbe mai fatto ad esempio e ho pensato che era un bluff raccontato male. Aveva solo un 4, infatti. Chiudo colore al river in questo spot ma non conta, avrei potuto callare anche con J high!”.

Alla fine, quindi, il trofeo lo alza lui. Ed è un bel successo che arriva dopo l’ennessima giornata di quarantena, a proposito, com’è andata? “C’è stata una mole di lavoro talmente alta che non avevo mai perseguito perché non ho mai predicato il mass grinding sia per esigenze di real life che per evitare il burnout. Fisiologicamente abbiamo alzato l’atteso ma non è detto che poi sia stato mantenuto. Ho giocato tornei con field oceanici dove per vincere dei giocare più gire e devi dare un po’ più di confidenza all’alea. Alla fine è andata molto bene ma non sufficientemente meglio rispetto agli altri anni. Per il primo anno ho chiuso praticamente even e ci sono stati più tornei. Insomma l’annata è andata bene ma poteva andare ancora meglio. Lo scippo maggiore è stato 20k per dire. Ho deeprunnato in tornei con 10mila entries, durissima anche se penso che sia andato più liscio di questo torneo con 312 iscritti. Lì sono arrivato runner up e mi sono un po’ avvelenato ma è stato un ottimo premio per rimpinguare il roll”.

La pandemia prosegue, il poker live è ancora molto lontano: come sta cambiando il player, esiste anche un field italiano importante sul dot com, come influisce sul dot it? “La mia speme è giocare stabilmente anche su altre room estere che stanno portando nuova linfa al gioco – prosegue Giuseppe Ruocco – nuovi spunti da osservare sono fondamentali per migliorare la capacità di adattarsi. Sono sempre queste le caratteristiche che deve avere un pro in toto. Far attecchire nuove move che non sono state ancora capite sull’it è cosa buona e giusta. L’it e il com si sono molto avvicinati anche se ci sono differenze focali su dinamiche in cui sono distanti e che, per ovvii motivi, preferisco non enunciare. Ci sono sempre più reg che fanno commistione tra linee dot com e dot it e il field cresce e si impigrisce di più. Se questo danneggerà i recreational players? Non credo, le room stanno lavorando specie su questi profili e credo che non spariranno mai. C’è sempre un sentore sfida nel giochino e i ciucci e presuntuosi non si renderanno mai conto che lo studio conta e l’adattamento serve ancora di più. Il circolo vizioso ci sarà sempre e ci sarà anche un ricambio generazionale. Il reg, però, non deve trasformarsi in fish. Se adatti range dot com e medesime move da dot com a dot it senza adattarle offendi la tua intelligenza”.

Il gioco, invece, come si evolve? “Non sono un cultore della Gto ma non possiamo girare le spalle ad una rivoluzione copernicana del poker. Però, per me ancora conta tantissimo capire il percepito e il flow oltre che l’induce. E’ questo che fa la differenza tra chi applica toutcout lo studio massivo e dimentica queste dinamiche. Quando noi ci sediamo pensando di essere i più forti senza metterci nella testa dell’avversario stiamo sbagliando tutto, specie coi neofiti. Il poker rimane una disciplina di metagame. Qualche esempio? Uno squeeze AQ broke 30x in late stage su un IPO non lo farò mai. Un open shove su un tavolo dove ho edge post flop potrebbe essere una move corretta. Ma dipende sempre da tante cose e applicare medesimi range tra field totalmente differenti non mi troverà mai d’accordo”.

Lo rivedremo sicuramente nei prossimi eventi di IPO888Poker Online Series in programma fino al 31 gennaio!

E ancora: “Per me sono fondamentali tutti gli accorgimenti da fare da tavolo a tavolo e da torneo a torneo e da struttura a struttura. E vanno tenuti sempre bene a mente. Il gap tra reg e recreational quindi si può espandere anche ma ad un tavolo potrebbe non essere sempre un vantaggio. L’approccio adesso è sicuramente pià analitico anche se la componente di ‘cazzodurismo’ rimane. Si broka però sempre molto più stretti e più armi possibili si hano nella propria faretra e meglio è”.

Il tuo essere coach esce fuori, non v’è dubbio. Ecco, le school e i coaching, come ti hanno cambiato come player e che esperienze sono state? “Con la Not Bad School non lavoro più da un anno ed è stata un’esperienza davvero probante. A me come inclinazione personale insegnare piace davvero tanto. Quando mi stavo laureando davo ripetizioni di latino a ragazzi di medie e superiori, è una cosa che credo di avere dentro. Amo forgiare giovani talenti. Avevo già fatto un progetto di insta coaching avevo staccati singoli players poi con De Feo il progetto si interruppe e ci siamo concentrati su percorsi diversi. Ancora faccio lezioni private, comunque, ma ho abbassato la mole di lavoro e poi il percorso è finito ma non rimpiango nulla perché sono sempre stato autodidatta ma non disdegno chi fa un bagno di umiltà e si mette a studiare. Il poker, e il coaching, sono uno specchio consono della vita dove tutti tendono ad autovalutarsi. In realtà nessuno ha la verità in mano, nemmeno chi studia coi solver h24. Confrontarsi con i tuoi pari ti dà nuovi spunti intuitivi e possono essere sfruttati in game. È come il gioco degli scacchi. Adesso do ancora lezioni private e c collaboro con un’altra scuola da cui, da qualche mese, avevo ricevuto una proposta. Ma fino a quando non sono in grado di mettere tutto me stesso mel progetto non posso”.

Peppe Ruocco ha un approccio molto particolare e che ci sentiamo di condividere. Ma le strade per arrivare al successo sono molteplici. Parliamo anche di qualche tuo collega? “Il ragionamento è complesso. Andrea Radicchi? Ha ottenuto tantissimo, forse più di quello che meritava, mi permetto di dire? Tende molto a swingare in maniera importante e questo può portarti in posizioni difficili. Penso ad un talento puro come Andrea Shehadeh, ad esempio, che forse meriterebbe ancora di più di quello che ha ottenuto finora. Che c’entra, poi si dice che chi arrivva al top nella vita ha brokato almeno 4-5 volte. Altri decidono di fare una vita più tranquilla che non ti porti sempre sulle montagne russe. Io per esempio ho giocato solo un 5k diretto, un Ept. Ma ognuno fa il suo percorso. Uno come Charlie Carrell, ad esempio, racconta che in un live aveva brokato e non lo sapeva. Se non avesse vinto 80k in quell’high roller forse avrebbe avuto più difficoltà e non sarebbe arrivato dov’è ora. Il lavoro da fare è comunque enorme e ora al tavolo si incontrano tanti ragazzi che sanno cosa fare in tantissime situazioni. Per me, alla fine, spero in grandissimi risultati. Come l’IPO, live. Dopo tanto lavoro fatto”. Si, se lo meriterebbe PeppRuocc.

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